Il Festival

Passato

Il Mediterraneo ha un ruolo centrale nell’immaginario di Shakespeare. Vi sono ambientati una ventina di drammi e Verona ha una posizione di primo piano in questo contesto. Dal 1948 la città offre un Festival shakespeariano in lingua italiana nel meraviglioso Teatro romano e ogni anno Verona attira centinaia di migliaia di turisti in pellegrinaggio da tutto il mondo alla casa e alla tomba di Giulietta. Il Verona Shakespeare Fringe Festival offre una prospettiva diversa, un’altra angolazione, o, meglio, una pluralità di angolazioni e di prospettive per presentare i molti modi in cui Shakespeare continua a dare voce al nostro immaginario, restando incessantemente vivo e vitale per il pubblico così come per gli artisti.

Il Verona Shakespeare Fringe Festival è nato nel pieno della pandemia di Covid-19 tra il 2020 e il 2021. Il mondo si era fermato. E così pure il teatro. Il teatro, come l’insegnamento, si sono rivolti alla rete, agli spazi virtuali, a performance digitali. Anche se molte cose si sono fermate, e tutto si è come interrotto, questo periodo di isolamento ha comunque consentito nuove relazioni, scambi e possibilità. Il Verona Shakespeare Fringe Festival è nato quando un gruppo di studiosi shakespeariani provenienti da diverse parti del mondo si è incontrato sulla rete, per serendipità o per destino, scoprendo che avevano molto in comune: volontà di fare, volontà di creare, e volontà di vedere. Hanno anche scoperto che cosa li differenziava. Ma non era importante. Anzi, serviva. Dopo un solo incontro, un po’ come quello tra Constantin Stanislavsky e Vladimir Nemirovich Danchenko allo Slavyansky Bazar di Mosca, era già nato qualcosa – qualcosa di nuovo, in questo particolare momento della nostra storia, con quella possibilità di scambiare e condividere esperienze che proprio il teatro ci insegna.

Presente 

Il Verona Shakespeare Fringe Festival è unico. Fonde la ricerca degli studiosi di teatro shakespeariano con quella degli attori professionisti, l’Accademia e il Palcoscenico. Presenta l’opera di artisti-ricercatori le cui creazioni dissolvono i tradizionali confini tra studio e performance, creando una vivace intersezione, e interazione, tra idee ed esperienze su un piano internazionale, e sperimentando nuove possibilità per l’arte teatrale come per gli studi shakespeariani.

Fondato da Silvia Bigliazzi e da Sidia Fiorato dell’Università di Verona e del Centro Skenè, da David Schalkwyk della Queen Mary University of London e Direttore del Centre for Global Shakespeare (in collaborazione con Anerke Shakespeare) e da John Blondell del Westmont College e della Lit Moon Theatre Company di Santa Barbara, il Festival offre una piattaforma per collaborazioni internazionali, scambi culturali e sperimentazioni artistiche. Sfruttando la ricca tradizione culturale di Verona, si propone di offrire al pubblico della città nuovi modi per avvicinarsi a Shakespeare e (ri)scoprirlo. Ha sede presso il Centro Skenè dell’Università di Verona ed è parte integrante della Shakespeare Summer School organizzata dallo stesso Centro. Il Festival è promosso dall’Università e ha ricevuto il supporto dalla Fondazione Cariverona, il patrocinio dal Comune, oltre che la collaborazione del Teatro Scientifico/Teatro Laboratorio. ‘Educativo’ nel senso più completo della parola, il Festival promuove lo scambio di valori e di emozioni in libere forme di partecipazione, conversazione e condivisione di esperienze.  

Futuro

Il Festival intende promuovere innovazione, scambio culturale e dialogo interculturale. Vuole offrire ad artisti giovani e sperimentali la possibilità di mostrare il proprio lavoro, ma anche di dialogare fra loro, favorendo apertura e inclusività; incoraggia approcci multiculturali a Shakespeare; fornisce uno spazio per incontri transnazionali fra artisti e ricercatori che vogliano confrontarsi liberamente e vivacemente. Il Festival vuole essere senza confini. Promuove opportunità di crescita per il pubblico e possibilità di sperimentazione artistica nell’ampio quadro dei saperi teatrali. Il Festival considera Shakespeare come una lingua franca, un linguaggio che permette scambi interculturali e creazioni teatrali. Come Giano, il dio dell’antica Roma, che guarda contemporaneamente al passato e al futuro, il Festival guarda a Shakespeare come a un autore sempre vivo, nuovo e costantemente rinnovabile.